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Upload, una recensione psicologica

Upload è una serie tv, attualmente trasmessa da Amazon Prime, che ruota attorno all’utilizzo della realtà virtuale senza prendersi eccessivamente sul serio: propone uno scenario fantascientifico all'interno del genere comedy che in questo modo risulta meno enfatico e più alla portata di tutti. L’utilizzo della realtà virtuale che propone riguarda l’aldilà, poiché l’idea narrativa propone, infatti, la possibilità di trasportare in uno spazio virtuale digitale le persone che stanno per morire, in modo tale da poter salvare una parte vitale di sé mentre il corpo viene ibernato per una futura eventuale possibile rinascita. Lo spostamento avviene “copiando” le connessioni cerebrali in modo tale che i ricordi e la capacità di provare sensazioni possano restare presenti e funzionanti anche in questo mondo virtuale dove le persone rinascono sotto forma di individui “Upload”. L’esistenza ultraterrena diventa così possibile trasferendoci dentro avatar che hanno le nostre esatte sembianze umane, sono in grado di provare sensazioni e hanno il nostro personale bagaglio di ricordi.



Il mondo degli Upload è un “paradiso virtuale" tramite cui è possibile comunicare con il mondo reale: effettuare una videochiamata tra i due mondi è talmente una prassi consolidata che già il funerale è un evento in cui lo stesso avatar del defunto ha un ruolo attivo e può chiacchierare con coloro che ne stanno omaggiando la memoria terrena. Proprio attorno alla forte e costante relazione tra realtà terrena e ultraterrena-virtuale si sviluppano le trame narrative e, per quanto ci riguarda, le riflessioni psicologiche più interessanti. Se a tenere viva una persona in questo scenario sono i circuiti cerebrali trapiantati in virtuali, cosa è invece in grado di tener collegate le persone anche a livelli di distanza così ampi?


La risposta è tanto semplice quanto interessante: ciò che tiene unite le persone sono le dinamiche relazionali. Esse rappresentano i modi di comportarsi con gli altri, le aspettative reciproche e le abitudini con cui ci interfacciamo con le altre persone. Ognuno di noi ha le proprie dinamiche relazionali: tendiamo a comportarci in un modo consolidato coi nostri genitori, coi nostri amici e col nostro partner. La nostra identità si basa anche su come ci relazioniamo agli altri, anche se non abbiamo una modalità unica, ma le nostre dinamiche sono più rigide all’interno di contesti relazionali specifici: ad esempio, possiamo essere stati abituati a esporre poco le nostre opinioni all’interno della nostra famiglia, magari perché sappiamo che i nostri parenti non ci apprezzeranno, mentre con gli amici possiamo essere più a nostro agio, o viceversa. È anche possibile avere una modalità più richiestiva nei contesti di coppia, rispetto a quando siamo in gruppo, magari perché riteniamo che la nostra compagna/o debbano aiutarci nelle attività domestiche mentre invece non abbiamo simili richieste nei confronti degli altri. In Upload, ad esempio, Nathan è vincolato nel suo agire dalla fidanzata più ricca prima della sua morte e questa modalità relazionale influenza anche il suo margine di libertà nell’“aldilà”; oppure, in vita Nathan riteneva che la cugina investigatrice non avesse grandi potenzialità e anche nella sua nuova esistenza da Upload le parla alla luce di questa convinzione.


Le modalità con cui ci rapportiamo agli altri ci definiscono, spesso possono diventare aggettivi che ci contraddistinguono e, in alcuni casi, vere e proprie etichette. Ad esempio, conosciamo sicuramente qualche persona che possiamo definire “compagnone” perché tende ad avere un approccio molto amichevole con tutti: quando lo/la incontriamo, sappiamo di doverci un minimo orientare al suo stile amichevole, al punto da cercare eventualmente di evitarne la compagnia quando invece abbiamo bisogno di maggior solitudine. Allo stesso modo possiamo conoscere persone logorroiche che tendono a parlare sempre senza lasciare spazio ad altri, sia che siano persone conosciute sia che siano estranei: quanto tempo riusciamo a passare in compagnia di persone che sappiamo essere in questo modo è indicativo anche di come siamo noi. Essere consapevoli del proprio modo di essere e relazionarsi agli altri è importante: spesso negli atteggiamenti automatici sono codificati alcuni nostri schemi che possono provocarci sofferenza. Se ad esempio può essere prudente da piccoli non esprimere il proprio dissenso nei confronti di un genitore irascibile, non riuscire a farlo in età adulta sul posto di lavoro o nelle relazioni con amici o partner può creare molta sofferenza. In questo caso, bisogna essere consapevoli dello schema relazionale a cui si associa la propria sofferenza: ad esempio se vivo momenti di ansia o panico, è opportuno valutare se essi accadono in corrispondenza di particolari confronti con altre persone. Un altro esempio possibile è relativo alla presenza di un sintomo fisico, come ad esempio una cattiva digestione, che può verificarsi a volte con maggiore incidenza quando mangiamo in compagnia di specifiche persone.


In conclusione, se ragioniamo possiamo capire che le dinamiche relazionali possono tenere in vita le persone già oggi. Spesso capita di riferirsi ad una persona cara che non c’è più immaginando come si sarebbe comportata in una particolare situazione, quale suggerimento avrebbe dato o che atteggiamento avrebbe avuto: quando agiamo in base a queste possibili “guide spirituali” stiamo già facendo in modo che i defunti influenzino le nostre attività quotidiana in base alle dinamiche relazionali che abbiamo vissuto insieme a loro. Nello scenario di Upload come nella nostra quotidianità, la realtà virtuale è tanto più reale ed efficace come strumento in grado di potenziare sensazioni ed esperienze di base tipicamente umane.