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Gli Effetti Psicologici della Quarantena




L'epidemia che ci troviamo a combattere iniziata indicativamente in Cina sul finire di dicembre 2019, ha messo molti paesi nelle condizioni di dover attuare delle forti restrizioni al fine di far fronte all’emergenza. È stato chiesto, ai cittadini potenzialmente venuti a contatto con il virus e anche a tutta la popolazione, di isolarsi a casa o presso una struttura dedicata dove poter passare la quarantena.


La quarantena è spesso un'esperienza spiacevole per coloro che la subiscono. La separazione dai propri cari, la perdita di libertà, l'incertezza sullo stato della malattia, la frustrazione e la noia possono a volte creare effetti tanto inaspettati quanto psicologicamente significativi. Non sono infatti rari purtroppo i casi di azioni impulsive o illegali da parte di soggetti già psicologicamente fragili o di persone che non sono state in grado di adattarsi alle nuove condizioni di vita, inedite e fortemente limitanti. A titolo esemplificativo possiamo citare alcune corse in auto su strade deserte o a gesti di rabbia verso altre persone che condividono lo stesso spazio abitativo di reclusione o verso se stessi. Gli evidenti benefici civili e sociali dati dalla quarantena devono essere accuratamente valutati rispetto ai possibili costi psicologici, prestando attenzione a questi ultimi, soprattutto per quanto concerne noi psicologi.


È stato pubblicato recentemente uno studio dalla famosa rivista scientifica The Lancet sull'impatto psicologico della quarantena per esplorare i suoi probabili effetti sulla salute mentale, sul benessere psicologico e sui fattori che ne attenuano gli effetti. Sono inclusi nella review studi condotti in dieci paesi che includevano persone con SARS (11 studi), Ebola (5), Pandemia da influenza H1N1 del 2009 e 2010 (3), sindrome respiratoria del Medio Oriente (2) e influenza equina (1).

La condizione forzata di quarantena ha mostrato ripercussioni sulla persona a livello emotivo, soprattutto con sintomi simili a quelli post traumatici, confusione e rabbia. Tra i principali fattori stressanti che incidono sulla salute mentale e in generale sul benessere psicologico sono stati riscontrati i seguenti:

  • La durata della quarantena: un periodo prolungato può creare sintomi depressivi, oltre a picchi di ansia, angoscia e preoccupazione costante.

  • Paura di contrarre il virus, riferita sia a se stessi sia ai propri cari: questo aspetto comprensibile rischia di diventare pervasivo lungo tutta la giornata, inibendo altre attività quotidiane;

  • Frustrazione e noia: la condizione straordinaria che stiamo affrontando ci pone dinnanzi ad una sfida caratteristica e “nota” di un percorso psicoterapeutico, il cambiamento. Le abitudini e la routine quotidiana viene forzatamente meno, e così molte persone si trovano nella difficoltà di adattarsi, trovare nuovi stimoli che diano (nuovo) senso alle proprie giornate.

  • La possibile mancanza di beni di prima necessità e forniture sanitarie adeguate, una paura a volte eccessiva, ma sicuramente comprensibile relativa ad un possibile esaurimento di beni di prima necessità o necessari per affrontare l’epidemia in corso (es. mascherine, guanti): questa condizione è più frequente in chi continua a lavorare, che spesso si sente non al sicuro in mancanza di strumenti di protezione.

  • Informazioni inadeguate, in particolare a generare maggiore confusione sono informazioni ambigue da parte delle istituzioni e mass media, oltre che le fake news diffuse tramite social network.

  • Perdite economico finanziarie: la chiusura di attività e la riduzione di lavoro dettata dalle restrizioni imposte per far fronte all’epidemia genera sentimenti di paura, rabbia e preoccupazione sia nel qui ed ora del momento, ovvero far fronte al sostentamento quotidiano, sia in ottica futura.

  • Stigma nei confronti di chi è stato contagiato / chi ha dovuto sostenere la quarantena, nel periodo successivo alla sua conclusione numerosi partecipanti hanno riferito che diverse persone hanno cominciato a relazionarsi a loro in modo diverso evitandoli, trattandoli con paura (di contagiarsi) e sospetto e facendo loro commenti critici.


Soggetti a rischio

L'evidenza del fatto che l’effetto psicologico della quarantena possa essere rilevato anche dopo mesi o anni, sebbene confermato da un numero limitato di studi, desta preoccupazione e suggerisce la necessità di garantire un'efficace presa in carico durante e post quarantena, nonché di tenere in considerazioni tali aspetti durante la fase di pianificazione della quarantena stessa. Un pregresso disagio psicologico rappresenta un fattore di rischio ed è raccomandabile che persone che già stanno sostenendo un percorso di cura non lo interrompano, anzi ricevano cure personalizzate compatibilmente con le disponibilità del caso.

L’utilizzo di modalità di terapia da remoto e l’attivazione di sportelli di supporto gratuito nell’emergenza per coloro che hanno subito ingenti danni economici permettono di garantire una copertura completa a chi ne ha bisogno, per non vedere aggravate le proprie condizioni di salute. Si sviluppa inoltre esserci un'alta prevalenza di disagio psicologico negli operatori sanitari che hanno contratto il virus e quindi sottoposti a quarantena: per tali persone è fondamentale il supporto congiunto con i responsabili delle loro organizzazioni per facilitare il più possibile le modalità di lavoro ed evitare lo stigma.


Possibili indicazioni

La ricerca propone alcune importanti indicazioni su azioni che potrebbero attenuare gli effetti psicologici della quarantena:

  • Garantire beni di prima necessità, ovvero costanti rassicurazioni con una corretta informazione rispetto all’approvvigionamento di beni di prima necessità, per evitare il fenomeno della corsa ai supermercati;

  • Dare alle persone informazioni chiare, soprattutto a) in merito ai sintomi per poter evitare di interpretare eventuali sintomi fisici riscontrati durante il periodo di quarantena come segno evidente della malattia e b) riguardo alle ragioni della restrizione obbligatoria dovrebbero essere una priorità;

  • Ridurre la noia e l'isolamento, con una comunicazione diffusa su ciò che è possibile fare in casa, soprattutto sfruttando le possibilità offerte dagli strumenti tecnologici a disposizione: uno smartphone funzionante diventa un bene di necessità al punto che a volte i negozi di elettronica sono tenuti aperti. L’uso dei social network, è fondamentale sia per mantenere i contatti con l’esterno, con i propri famigliari e con amici sia poter ottenere sostegno e supporto in caso di difficoltà (videoconsulti tramite Skype, Hangout o anche WhatsApp). Non riuscire ad utilizzare gli strumenti tecnologici si associa non solo a maggiore ansia, ma anche a un disagio più a lungo termine. Il mezzo tecnologico permette anche un contatto col personale sanitario che sarebbe in grado di fornire istruzioni al potenziale paziente su cosa fare in caso di sviluppo di sintomi di malattia, fornendogli un prospetto di cura, diminuendo la percezione di essere stati dimenticati nelle proprie esigenze in favore di quelle della collettività.

  • Prestare particolare attenzione agli operatori sanitari, che spesso contraggono il virus e sono messi in quarantena e causare una carenza di posti di lavoro nei presidi di loro competenza, comportando lavoro extra per i colleghi. Essere separati da una squadra con cui sono abituati a lavorare a stretto contatto potrebbe poi aggiungere un senso di isolamento per cui è necessario un supporto immediato.

  • Rafforzare l’altruismo come antidoto alla costrizione, favorendo la comprensione che la quarantena aiuta a proteggere non solo se stessi ma anche gli altri, comprese le persone particolarmente vulnerabili (come quelli che sono molto anziani o con condizioni mediche gravi preesistenti), e che le autorità sanitarie esprimano sincera riconoscenza nei confronti di chi si attiene alle regole.

  • Mantenere la condizione di quarantena per il più breve tempo possibile risulta ovviamente il migliore aiuto possibile per diminuire la sofferenza psicologica, anche se è quello su cui è meno possibile intervenire direttamente. È possibile far comprendere come alcune eccezioni di movimento previste però possano essere anche prese per gravi motivi di salute anche quando questi sono di natura psicologica.

In conclusione, l’analisi di tutti i principali studi scientifici suggerisce che l'impatto psicologico della quarantena è ampio, significativo e può durare a lungo. Ciò non significa che la quarantena non debba essere utilizzata, ma che è necessario prestare attenzione anche agli effetti psicologici (e non solo) del suo utilizzo della quarantena. Privare le persone della loro libertà per il bene pubblico in generale è spesso controverso e deve essere gestito con cura: quando la quarantena è essenziale, il sistema sociale deve necessariamente prendere ogni misura per garantire che questa esperienza sia per le persone il più tollerabile possibile. Un'esperienza di quarantena negativa può portare conseguenze a lungo termine che colpiscono non solo le persone in quarantena, ma in generale tutto il sistema sanitario.


Per maggiori dettagli e approfondimenti leggi l’articolo sul sito www.thelancet.com oppure scarica l’articolo cliccando qui.

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