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La testa alle Olimpiadi

Le Olimpiadi sono il vertice dello sport, sia per quanto riguarda il talento espresso sia per le emozioni che portano da entrambi i lati del palcoscenico. Mai come in questa edizione di Tokyo il fattore mentale è un elemento cruciale perché un atleta possa esprimersi al massimo ed ottenere i migliori risultati.

L’intervista a Mauro Nespoli, argento nel tiro con l’arco, rappresenta un riassunto chiaro ed efficace rispetto alle capacità mentali necessarie per eccellere: utilizziamo le sue parole per capire come ha fatto a vincere l’argento “una freccia dopo l'altra”, frase che già definisce una mentalità focalizzata e volta a crescere un passo alla volta.





1) TRASFORMAZIONE DELLA SFIDA IN OPPORTUNITÀ


L'anno scorso ero carico, in questo anno extra ho continuato ad allenarmi


Per tutti gli sportivi i lockdown sono stati una pausa forzata, per alcuni anche un problema di salute con forti impatti sul proprio organismo. Quando un problema non si può risolvere, ciò su cui possiamo lavorare è l’approccio ad esso. Nespoli parla di “anno extra”: una sorta di bonus, pur riconoscendo che un anno fa sarebbe già stato un momento buono per la sua Olimpiade. Se riesci a vedere che il destino non ti intralcia solamente, ma ti dà più tempo, allora capisci che quel tempo lo puoi girare a tuo vantaggio: è una rimodulazione della prospettiva cognitiva, da poter riempire con la vera linfa dello sport di alto livello, ovvero l’allenamento.



2) CONSAPEVOLEZZA DELLE DIFFICOLTÀ


Le prime gare sono state non ottimali, ho avuto parecchie difficoltà e qui me le sono ritrovate tutte dalla prima all’ultima, però ho avuto modo e tempo di riorganizzarmi e di ricalibrarmi e sono veramente stato grande


Ma come? Allenarsi e prepararsi non permette di arrivare alla gara senza difficoltà? Sarebbe molto semplice se fosse così. Le difficoltà però ci sono, alcune sono anche dentro di noi quindi nel momento in cui ci presentiamo in gara ce le portiamo per forza dietro, al cancelletto di partenza come sulla linea di tiro. Ciò che fa la differenza è il riconoscimento delle proprie difficoltà, ovvero capire quando si stanno mettendo davanti a noi e poterle gestirle proprio come ci si è allenati a fare. La gestione delle difficoltà non diventa quindi solo una competenza pratica, ma anche un motivo di autoefficacia personale nel convincersi di poter gestire le difficoltà della gara.


3) CONOSCENZA DEL PROPRIO CORPO


Come fai a 160 battiti ad avere la calma? Io non ero calmo, per niente, credo che dai battiti si sia visto: però ho imparato a conviverci. Ho cercato per anni di chiudermi in una bolla e di abbassare i battiti, in realtà ho avuto modo di scoprire e gustare la bellezza dell'emozione e l'ho sposata a pieno. L'ho abbracciata, è più faticoso ma ho cercato di ripetermi il mio mantra e cercare di rimanere sulla linea di tiro, soprattutto mai sul maxischermo per vedere cosa sta facendo l'avversario o a quanti battiti fossi arrivato.”


Questo passaggio è il più bello e significativo per chi come noi fa molta attenzione all’allenamento del parametro psicofisiologico durante la prestazione sportiva. Tutti abbiamo due polmoni e un cuore, ma la respirazione e il battito cardiaco sono specifici per ognuno di noi, soprattutto al variare delle circostanze. Pretendere di funzionare tutti allo stesso modo è semplicemente limitante. Accettare un ritmo cardiaco che accelera, senza frenare i buoni motivi per cui la nostra mente e il nostro corpo ritengono necessario che accada in uno specifico momento, significa accettare se stessi. Solo in questo modo possiamo prendere la nostra forza e non cercare di rinchiuderla bensì di incanalarla, proprio là dove la nostra attenzione lo ritiene più opportuno, in questo caso sulla linea di tiro.


Gestione della prospettiva cognitiva, riconoscimento e gestione delle proprie difficoltà e attenzione: tre target di un allenamento mentale che sono veri e propri pezzi di materiale pregiato per comporre una medaglia olimpica.

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