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Black Mirror - Hang the DJ, una recensione psicologica

La serie Black Mirror ha fatto la sua fortuna grazie ai suoi futuri ipotizzabili grazie all’avanzamento tecnologico: l’episodio “Hang the DJ” ci propone un mondo in cui è disponibile uno strumento che garantisce di trovare la propria anima gemella con il 99.8% di affidabilità. Sicuramente un prodotto interessante, in una società con un crescente numero di persone che si affida a siti o app di dating online per trovare il proprio partner, sia occasionale sia a lungo termine.





Proprio su questa distinzione relativa a quale può essere realmente l’obiettivo di un primo incontro con una persona che ci interessa, si basa la funzionalità principale di questo servizio tecnologico futuribile: appena si incontra l’altra persona, se entrambi schiacciano contemporaneamente lo stesso tasto, sui display di entrambi appare l’indicazione di quanto tempo durerà quella relazione. Una vera e propria data di scadenza. Come ci comporteremmo con la consapevolezza che trascorreremo 24 ore con quella persona e allo scadere esatto di questo tempo sarà previsto di separarci da lei/lui? E se invece fossimo già sicuri di dover trascorrere insieme a lei 1 anno intero? Al termine del periodo prefissato, infatti, ognuno viene riaccompagnato alla propria vita di prima. Non un minuto prima, non un minuto dopo.


Doveva essere pazzesco prima del sistema” – si chiedono all’inizio i partecipanti al gioco – “le persone dovevano scegliere da sole, senza nessun aiuto. Avere tante scelte e non sapere cosa volere: si rischiava la paralisi. Le cose potevano anche finire male: poi se si staccavano dovevano anche trovare il modo di lasciarsi. Come si fa a mollare una persona? È assurdo. Un vero incubo. Meno male che adesso è tutto pianificato, io credo che sia tutto più semplice”.


Il tema psicologico della puntata messo sul tavolo nella sua apparente semplicità: la presa di decisione, o decision making. In questo caso probabilmente la decisione più importante, quella della persona con cui condividere la nostra vita, o almeno una parte importante di essa. Oppure la scelta di non condividerla come coppia con nessuno. Se forse l’aggettivo paralizzante può essere eccessivo, di certo si tratta di una scelta vertiginosa, perché da una decisione così piccola e a volte immediata, ne scaturiscono molte altre, anche vincolanti per il nostro futuro o parte di esso. Come in ogni processo decisionale, la nostra mente valuta pro e contro, si domanda come potrebbe essere il futuro con una persona in base agli indizi al momento disponibili. Spesso, a questa riflessione si accompagna un assunto implicito rispetto al fatto che nel tempo il possibile partner tendenzialmente non cambierà o che, viceversa, il nostro amore potrà cancellare i difetti che vediamo nel presente. Valutazioni cognitive puramente psicologiche, nel senso che derivano da come siamo abituati a concepire il mondo e le relazioni in base al tipo di persona che siamo e alle relazioni passate che abbiamo avuto, con genitori, parenti o altri partner precedenti.


Come sarebbe se l’intera valutazione fosse fatta da un computer, in grado di valutare in poco tempo migliaia di variabili e dare vita ad altrettante migliaia di possibili scenari? Sicuramente il grado di perfezione sarebbe più elevato, ma sarebbe una scelta migliore? Precisione della scelta e bontà della stessa non sempre vanno di pari passo. Quando siamo di fronte ad una decisione che riguarda direttamente una relazione umana, perdere in parte la lucidità può essere un requisito necessario: non può essere un processo meramente cognitivo e il futuristico software arriva ad accorgersene. Il finale dell’episodio stupisce come sempre nel suo capovolgere ulteriormente la visione della storia, avvicinandosi ad un messaggio che sembra veicolare la necessità ultima di un salto nel vuoto per prendere una decisione così importante. Forse è proprio quanto siamo in grado di fare questo parziale salto nel vuoto nel prendere la decisione che ci permette di prenderla in modo efficace. Risuona l’eco filosofica della scommessa di Pascal, per la quale conviene a volte scommettere su un avvenimento per poterne davvero godere, anche se per farlo è necessaria una piccola quota di fede. D’altra parte, lo sviluppo tecnologico è guidato dall’uomo e, pertanto, anche l’immaginazione tecnologica di un futuro utopico si basa su uno strumento che integra nei suoi circuiti un meccanismo umano.


La scelta del proprio partner è un percorso che ci accompagna durante la nostra vita, tra promesse e abbandoni, rinnovi e perdoni, tradimenti e rinunce. Spesso coi nostri pazienti ci capita di discuterne e anche quando non si affronta l’argomento con la coppia davanti ma solo con uno dei due, è importante poter comprendere bene la prospettiva del paziente e confrontarla con altri dati di realtà più oggettivi che il paziente stesso ci può portare, o che possiamo indagare eventualmente tramite brevi ed opportune domande. Ogni terapeuta si forma un’idea della relazione affettiva che il proprio paziente vive e spesso anche personali opinioni su come questa potrebbe procedere: si tratta di un processo mentale a volte immediato e sicuramente inevitabile, su cui ci si allena ad accorgersi in modo tale che questa nostra prospettiva da terapeuti non influenzi l’andamento della terapia. Infatti, a tutti può capitare di non dare un soldo ad una coppia che invece poi trova nuove risorse per proseguire e rinnovarsi o viceversa. Ogni terapeuta è formato per imparare a sospendere il giudizio ed aiutare il paziente a portare avanti in parallelo una valutazione oggettiva della propria coppia e una riflessione sulla propria prospettiva soggettiva da cui il paziente stesso la sta vivendo. A volte fino al punto finale in cui il paziente sente che la decisione è da prendere e allora, in quel momento, sarà importante assicurarsi che tale valutazione non sia solo puramente riflessiva e astratta, ma anche basata su fatti e sensazioni reali vissute: esse sono il materiale indispensabile per poter costruire un trampolino solido per la propria traiettoria di lancio.

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