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Emozioni sotto pelle


La linea tra ciò che ci accade e come noi reagiamo ad esso è sempre molto sottile. Un primo livello di analisi ci permette di leggere la situazione basandoci sui fatti: reagiamo a ciò che ci accade con un comportamento corrispondente. Ad esempio, se una persona si rivolge a noi in maniera scortese, possiamo replicare con la stessa tonalità, porre domande per comprendere il motivo oppure scegliere di interrompere la relazione. Continuando su questo esempio, ognuno di noi può avere una modalità fissa di reagire, ovvero può decidere di interrompere qualsiasi relazione ogni volta che percepisce parole aggressive rivolte a sè; viceversa, si può reagire ogni volta con la stessa tonalità aggressiva. Ogni modalità rischia di diventare una reazione stereotipata se non si adatta alle differenze del contesto: se reagiamo ad una comunicazione aggressiva da parte del nostro capo allo stesso modo in cui reagiamo alla stessa comunicazione da parte del nostro partner, rischiamo di risultare danneggiati in un caso o nell’altro. Una reazione eccessivamente aggressiva sul lavoro può causare un deterioramento del trattamento; una reazione morbida in ambito personale può non ottenere il risultato sperato, e viceversa.


Come possiamo orientarci? È necessario procedere ad un livello di analisi più profondo, ovvero la risposta emotiva. Uno stesso evento in condizioni differenti può provocare delle sensazioni specifiche, in base a come ci sentiamo nel momento in cui lo viviamo e all’interno di quale sviluppo temporale si inserisce. In parole più semplici, possiamo percepire diversamente una comunicazione aggressiva se per esempio essa ci colpisce quando siamo stanchi, oppure se arriva per la terza volta di fila da una stessa persona durante la stessa giornata. Simili situazioni possono risultare difficoltose: possiamo dimenticarci quanto possa essere più importante preservare un buon rapporto piuttosto che esprimere la nostra frustrazione, spinti dal pensiero “dopo una giornata difficile, non vede che sto già in difficoltà?”; viceversa, possiamo incassare senza dire niente, convinti che “tanto è inutile rispondere quando mi aggredisce in questo modo”. Il breve esempio mostra come i nostri pensieri siano parte della nostra reazione: nel primo caso, aumentano la possibile rabbia caricandola di momentanea ingiustizia, nel secondo caso cercando di smorzarla attraverso una valutazione della sua utilità pratica.


È bene riconoscere che ogni reazione possibile, prima di tradursi in un comportamento passa dalla risposta emotiva, caricata da pensieri automatici, vissuti esperienziali e una importante ed ineliminabile base fisiologica. Non possiamo infatti dimenticare che ogni evento significativo (ogni evento importante, non in senso oggettivo ma in base al significato che noi attribuiamo ad esso) ci colpisce immediatamente ad un livello corporeo. Un recente studio di Anthony Ong della Cornell University (Ong et al., 2017) esamina il livello fisiologico standard di risposta emotiva fisiologica per dimostrare che l’esposizione a più ampie e frequenti emozioni sia correlato ad una risposta infiammatoria da parte dell’organismo. Lo studio ha coinvolto 175 adulti tra i 40 ed i 65 anni, chiedendo ad essi di fare attenzione alle emozioni che percepivano durante la giornata, riportandole poi su un diario. In particolare, una più ampia capacità di discriminare le differenti emozioni permette di diminuire l’impatto delle stesse sui livelli di infiammazione corporei. Tale situazione si verifica per le emozioni negative e anche per le emozioni positive, la cui frequenza e varietà permette di diminuire i livelli di infiammazione.


La consapevolezza di un diretto coinvolgimento del proprio corpo nella risposta emotiva è supportata sia da esperienze pratiche sia da una cospicua ricerca scientifica: in essa troviamo una chiave di lettura dei disturbi psicosomatici, ovvero quelle situazioni di sofferenza corporea, alle quali non viene collegata in modo univoco una diagnosi medica. Esempi molto comuni al giorno d’oggi sono l’acufene e la fibromialgia, malattie per le quali le cause non sono spesso chiare e nella maggior parte delle situazioni sono riferibili ad alcuni aspetti psicologici, quali l’espressione della rabbia o la gestione dello stress. Per intervenire su tali situazioni cliniche dal punto di vista psicologico, è opportuno prevedere anche un livello di analisi corporeo, ad esempio la rilevazione in seduta del parametro della conduttanza cutanea. Essa ci permette di accedere a una parte dell’informazione “sotto pelle” che sovraccarica il nostro corpo in alcune situazioni specifiche, come ad esempio episodi di forte stress o fobie specifiche.


BIBLIOGRAFIA

Ong, A. D., Benson, L., Zautra, A. J., & Ram, N. (2017). Emodiversity and Biomarkers of Inflammation. Emotion, http://dx.doi.or

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